Offida

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COMUNE DI OFFIDA

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WEBCAM DI OFFIDA

 

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Questa è la nostra cittadina. Sorge su una collina, si trova a 20 minuti di macchina dal mare e altrettanti dalla montagna. Come tutte le città, ha una sua storia, possiede usanze e tradizioni peculiari, monumenti di rilievo storico. 

 

 

OFFIDA: DA IERI A OGGI

Offida è un paesino immerso nelle colline dell’entroterra ascolano a 292 m. s.l.m. la sua popolazione è di circa 5000 abitanti. E’ situata nella provincia di Ascoli Piceno, a 20 Km da S. Benedetto del Tronto. Le origini del suo nome sono varie: c’è chi dice che deriva da oppidium (in altre parole cittadina fortificata)chi invece dice che deriva da ophis (cioè serpente). Offida ha una storia che inizia dall’epoca Preistorica, lo sappiamo con certezza grazie ai reperti archeologici che sono conservati nel museo archeologico “G. Allevi” di Offida. Ci sono NUMEROSE TESTIMONIANZE DELL’ETA’ DELLA PIETRA, DEI METALLI, ROMANA E LONGOBARDA. Notiamo REPERTI archeologici ritrovati ad Offida e nei dintorni (oggetti in pietra, di metallo e d’argilla). Si ritiene sia stata fondata dai Pelagi. Abitata dai Piceni, come dimostrano numerosi reperti archeologici, fu successivamente conquistata dai romani ed ebbe un periodo di grande splendore nel medioevo, quando divenne sede di un castaldo. Nel 1039 il longobardo Longino di Azzone donò il territorio all’abbazia di Farfa e, sotto l’amministrazione dei farfensi, Offida rifiorì dal punto di vista economico-sociale e diventò un libero comune. In questo periodo fu iniziata la lavorazione del merletto a tombolo che ancora oggi viene praticata e costituisce elemento di grande interesse. In seguito fu dilaniata dalla lotta interna tra i Baroncelli (guelfi) e i Boldrini (ghibellini). La lotta segnò la fine del libero comune, che passò sotto il dominio della Chiesa. Nel tardo medioevo e nel XVI sec. Offida fu centro di intensa vita cittadina. Ciò è testimoniato dalla istituzione del mercato cittadino nel 1576 e dagli Statuti Comunali, riformati nel 1524 sotto il pontificato di Clemente VII (1478-1534). Gregorio XIII (1502-1585), con un breve apostolico, inseriva «parte» della città di Offida nella Diocesi di Ascoli, nonostante le pressanti richieste degli Offidani tese ad ottenere l’inserimento di Offida nella Diocesi dei vescovo di Fermo. Solo nel 1575, però, il vescovo di Ascoli, Pietro Camaiani, poté porre piede in Offida per svolgere il suo ministero pastorale. Nel 1527, come ci riferisce A. Rosini, la città di Ascoli e la Terra di Offida stipulavano una tregua politica.

Offida dopo il 1700

La dominazione pontificia nelle Marche continua per buona parte del 1700.Nei Comuni intanto, nel corso dei sec. XVII e XVIII, il Concilio Generale (ved. Statuto Comunale di Offida dei 1524) funziona sempre meno, mentre le funzioni amministrative sono esercitate sempre più dal Consiglio di Credenza (sorta di Giunta Comunale odierna) e quelle esecutive sono di pertinenza dei magistrato. Ma gli sviluppi della Rivoluzione francese sono ormai evidenti anche nelle Marche. L’8 Febbraio 1797 i Francesi entrano ad Ancona, il 12 a Macerata e il 13 a Tolentino. Il 28 Febbraio Ascoli, occupata l’anno precedente, viene dichiarata repubblicana e, conseguentemente, si decreta la fine di ogni autorità pontificia. Le Marche nel 1815 (dopo il Congresso di Vienna) ritornano sotto la sovranità dei pontefice. Nel 1816 si procede alla riorganizzazione amministrativa dello Stato Pontificio che viene suddiviso in undici (11) Province e dieciasette (17) Delegazioni. Il territorio delle Marche è diviso nelle Province di Camerino, della Marca, di Urbino. La Provincia della Marca è divisa nelle Delegazioni di Macerata, Ancona, Fermo, Ascoli. Offida è compresa nella Delegazione di Ascoli. Offida continua ad essere comune capoluogo, con un suo gonfaloniere. Intanto, dopo la Restaurazione (1814-1815), come è noto, iniziavano ad operare in diverse parti dell’Italia i movimenti rivoluzionari tendenti al processo di unificazione dell’Italia e alla cacciata degli Austriaci dalla penisola. A tale riguardo il movimento della Carboneria fu particolarmente attivo nella cittadina di Offida.Tra i personaggi più noti, aderenti al movimento, ricordiamo: Gaetano Allevi, prozio di G. Allevi (storico ed archeologo) Amurri, Zazzetti, Castellotti, Cocci, Ciabattoni, Rosini e Bianchini. Due sacerdoti offidani, don Giacinto Fiordi ed Amurri, furono addirittura condannati alla fucilazione proprio perché accusati di avere preso parte ad una insurrezione ad Ancona nel 1821. La condanna, per grazia di Pio VII (1742-1823), non venne eseguita ma i due rivoltosi finirono la loro vita nel carcere di Corneto (Lazio). La cittadina intanto stava evidenziando il passaggio da una economia essenzialmente agricola ad una di più fiorente artigianato e ad un’economia legata ai processi di meccanizzazione ed industrializzazione. Nel 1865 sorgevano infatti nella cittadina un tabacchificio ed alcune industrie dei baco da seta, con una produzione annua di 9.000 Kg. di bozzoli. Inoltre, sorgevano stabilimenti bacologici che confezionavano oltre 4.000 once di seme. Accanto alla meccanizzazione era naturale che si sviluppassero settori produttivi come il commercio ed un più fiorente artigianato. Lo scoppio della grande guerra (1914-1918), purtroppo, costituisce per l’Italia e quindi anche per la cittadina di Offida un periodo di rallentamento nei processi di modernizzazione. Il contributo della cittadina offidana al processo di unificazione e liberazione dell’Italia è evidente, ed è testimoniato dall’operato di Giuseppe Ciabattoni (1888-1916), decorato con medaglia d’argento il 16 Giugno 1921 con la seguente motivazione: «caduto per la Patria sulle Alpi Trentine il 16 Giugno 1916». Con l’ Ottobre dei 1922, il fascismo istituisce la figura del podestà in sostituzione al sindaco. Nel 1940 l’Italia è coinvolta nel secondo conflitto mondiale. Anche in questa occasione la cittadinanza offidana evidenzia il proprio contributo. Ne è testimonianza la medaglia d’oro alla memoria assegnata al tenente medico Loris Annibaldi (1912-1940) nel 1953, morto sul fronte greco nel Novembre dei 1940.

   

 
     
 

 

Le usanze più antiche e importanti sono legate al carnevale e ad alcune feste religiose. Inoltre viene ancora praticata un’arte risalente al 1400: il merletto a tombolo. 

DSC11212Il Merletto a tombolo

L’arte del merletto a tombolo costituisce una tradizione tipicamente femminile che si fa risalire al XV secolo, allorché iniziò a diffondersi presso i ceti popolari per poi passare (sec. XVII) alle comunità religiose ed alle famiglie aristocratiche. Merletti dunque per la casa e per la chiesa, ma successivamente come “utile contributo alle entrate familiari”. I lavori del merletto e dei pizzi al tombolo più usati sono “il punto rinascimento” , “il punto venezia” infine il preziosissimo “pizzo antico”.

Festa S. Croce

E’ un avvenimento accaduto nel 1273 a Lanciano, in Abruzzo, ed è la storia di Ricciarella e del marito Giacomo Stasio.- Giacomo e Ricciarella passavano giornate tra continui litigi;- Ricciarella va da una fattucchiera che le consiglia di prendere l’ostia della comunione, di polverizzarla e mescolarla ai cibi del marito per far cessare i litigi;- Ricciarella finge di ricevere la comunione e nasconde l’ostia nel seno;- Ricciarella mette l’ostia in un coppo arroventato per polverizzarla e avviene il miracolo: l’ostia si converte in carne, da cui sgorga sangue. Poiché il sangue non cessa di scorrere, Ricciarella avvolge tutto in un mantile (tovaglia) e lo sotterra nella stalla, in mezzo alle immondizie;- La sera, l’asino non voleva entrare nella stalla, il marito di Ricciarella lo percuote … la bestia si inginocchia;- Dopo diverso tempo Ricciarella, sconvolta dai rimorsi, si va a confessare da un frate, Giacomo Diotallevi, priore del convento di S.Agostino a Offida;- Il frate recupera il sacramento, viene ad Offida e gli offidani decidono di costruire un reliquario in cui mettere l’ostia insieme ad alcuni frammenti della croce;- Frate Michele Mallicani, del convento di Offida, si reca a Venezia per far costruire una croce d’argento ove inserire i resti del prodigio, fa giurare all’orafo di non dire niente a nessuno, invece l’orafo racconta tutto al doge di Venezia, che fa inseguire il frate, ma il mare improvvisamente si fa tempestoso e la nave veneziana non può salpare. Allora il doge di Venezia dice: “Lasciateli andare, perché così vuole Dio”.E così giunsero con la croce ad Offida. Ancor oggi la Santa Croce si conserva presso la chiesa di S. Agostino. La ricorrenza del miracolo si festeggia il 3 maggio, divenuto per l’occasione giorno di festa patronale.

MONUMENTI

Offida ha conservato integro il proprio assetto urbanistico medioevale ed il centro storico è racchiuso da mura merlate. Diversi e importanti sono i monumenti che raccontano la storia e le vicende passate di questa antica città: chiese, edifici, resti di mura… 

 

Mura Castellane16561819

Da una piantina disegnata nel 1694 dall’ offidano F. Fabiani risulta chiaramente che la città era ancora circondata da mura di cinta. La struttura militare, analoga a quella contemporanee, era rappresentata da alti muraglioni intervallati da torri quadrate.Ben poco rimane delle vecchie mura castellane che cingevano Offida: il terremoto dell’ 1943 contribuì a rovinare quanto ancora rimaneva delle mura cittadine ed in seguito anche il vecchio muraglione, presente nei pressi dell’ attuale torrione principale, fu opportunamente demolito e venne inserita una balaustra in travertino. Di sicuro sappiamo che anticamente, tali mura erano cinte, dalla parte settentrionale da un fossato pieno d’ acqua chiamato carbonara, immesso a protezione del luogo ove, secondo lo statuto dell’ epoca dell’ 1524 era proibito mettere a macerare il lino. Notizie certe si riferiscono alla costruzione della nuova rocca, quella che ancora oggi è possibile ammirare e fatta erigere da Papa Innocenzo III nel secolo XV, per far fronte ai continui scontri tra Ascolani e Offidani.
 

Teatro Serpente Aureooffida-30

Uno dei più eleganti delle Marche, fu costruito nel 1820 su disegno dell’architetto Pietro Maggi, demolendo una parte dell’antica casa comunale. Poco dopo l’unità d’ Italia venne ampliato e decorato ad opera dell’offidano G. Battisti Bernardi, con stucchi ed intagli dorati su fondo verde. La volta, raffigurante Apollo e le Muse, fu dipinta da Alcide Allevi e contornata da otto medaglioni su ricchi piedistalli in foglie d’acanto raffiguranti i ritratti dei più importanti compositori italiani dell’epoca: Verdi, Rossini, Alfieri, ecc…Sul palcoscenico si conserva ancora il vecchio sipario con dipinta la leggenda del mitico Serpente d’Oro.

Santa Maria della Rocca

Nell’ anno 1039 Longino d’ Azone, un signore di Offida di origine franca tedesca, donava all’ abbazia di Farfasanta_maria_della_rocca2 gran parte dei suoi beni che si estendevano dal fiume Tronto al fiume Aso, dal Polesio all’Adriatico e fra questi il castello di Offida con l’annessa chiesa di Santa Maria della Rocca.La chiesuola di S. Maria della Rocca venne parzialmente demolita quando i monaci pensarono di edificare la chiesa attuale e ciò accadde, come da epigrafe presente in un angolo del muro esterno della chiesa, nell’ anno 1330 . La nuova chiesa prevedeva una maggiore larghezza rispetto a quella esistente; quindi tra i vecchi muri e quelli nuovi furono ricavati due spazi, uno dei quali fu destinato a cimitero. Al centro della chiesa era presente un pozzo. Tre ingressi immettevano nel vano della cripta: due si trovarono a sud ed erano riservati ai monaci ed uno a nord riservato ai fedeli.La chiesa si erige su un dirupo ad ovest di Offida con un campanile a pianta quadrata terminante a cuspide piramidale ottagonale. È un tempio romanico-gotico in laterizio, rigato da eleganti lesene di travertino e decorato alla sommità con una doppia fila di archetti trilobati scolpito a fogliame a tortiglioni ed animali. Attraverso una gradinata chiusa tra due ali di muro, si accede alla cripta al cui interno si trovano pitture risalenti al secolo XIV, opere di artisti fra i quali il maestro di Offida, il maestro Ugolino di Vanne di Milano e Frà Marino Angeli. La chiesa di S. Maria della Rocca costituisce il monumento simbolo di Offida.

Chiesa di S. Agostino18_big

Poco distante da piazza del Popolo si trova la chiesa di Sant’Agostino con l’annessa cappella del miracolo eucaristico, imponente edificio in laterizio la cui costruzione fu iniziata nel 1338, e completata nel 1441 per ospitare le Reliquie del miracolo . Oggi l’ex edificio conventuale è adibito ad uso scolastico (scuola media ed elementare a tempo modulare). La facciata presenta, una forma di stile barocco. Sul portale troviamo un frontone e due nicchie da statue e le tracce del trecentesco rosone murato. La parte settentrionale della chiesa ricorda senz’altro, l’antica chiesa trecentesca. L’antica porta, di cui rimane un arco ornato di fregi, venne sostituita con un portale cinquecentesco in pietra bianca. Nel 1574 si realizzava il Chiostro a forma di quadrilatero chiuso da un parapetto con lunghe file di colonne ottagonali, con base a capitelli di pietra e archi a tutto sesto. Al centro del chiostro il consueto pozzo. L’interno invece, ristrutturato nel 1763 mantiene un uniforme e pomposo carattere barocco che culmina nella ricca macchina architettonica dove si apre la cappella delle Reliquie. Alla base si trova un pregevole coro ligneo opera del maestro Alessio Donati(secolo XVIII) .Fra le pitture che ornano gli altari sono da ricordarsi l’Adorazione dei Magi di C. Allegretti e S. Tommaso da Villanova di L. Trasi. L’altare e le formelle in terracotta della Via Crucis sono opere giovanili dello scultore locale Aldo Sergiacomi.